“EROI DI PAESE”: Intervista a Gianluca Calì

“Alcuni amici mi hanno lasciato da solo, meglio cosi. Ho capito che per certe guerre sono poche le persone che ti stanno veramente accanto, come la famiglia, la mia mi ha sempre sostenuto…”.

Risponde così Gianluca Calì, all’indifferenza che ha dovuto ricevere sulla guerra cominciata dal quel 3 Aprile 2011. Ecco la prima intervista  “EROI DI PAESE”.

 

Chi è Gianluca Cali’?

Un normale imprenditore, rivenditore di automobili, agente immobiliare che sta investendo su immobili di prestigio della nostra amata terra. Ma principalmente sono un padre di famiglia.

Il primo incontro avvenuto con la mafia?

Dal lontano 1982 quando avevo semplicemente 8 anni, la famosa “Guerra di Mafia del triangolo della morte”. Mi è tutt’ora impressa l’immagine di una Fiat 127 con due morti al suo interno.

Come è cominciato il tutto?

3 Aprile 2011, il mio vicino mi chiamò dicendomi che le automobili del mio salone stavano bruciando. Dopo averne parlato con la mia famiglia, presi la decisione di denunciare l’accaduto, di affidarmi allo Stato, sapendo che non sarebbe stato facile.

Lo Stato che ruolo ha avuto?

Principale, posso dire che se non ci fosse stato l’intervento dei magistrati non sarei qua a parlarne. Hanno fatto luce sull’accaduto, mandando in galera la famiglia mafiosa casteldaccese, e grazie ad alcuni pentiti hanno scoperto un giro di racket e malaffare molto più grande di quanto si pensi.

Grande quanto?

Per esempio che su 2000 commercianti di Ballarò, 2000 pagano il pizzo. Non possiamo lasciarli soli.

Ha mai avuto paura?

Forse la prima cosa che ti viene in mente dopo che entri in un tunnel dove la tua vita e quella della tua famiglia è seriamente in pericolo. Però quando poggi la testa sul cuscino, ti addormenti con quella serenità di chi fa il proprio dovere giorno per giorno.

Come si combatte il fenomeno mafioso?

Facendo ogni giorno il proprio dovere. Sia gente come Carlo Alberto Dalla Chiesa, e Giovanni Falcone diceva che per combattere il fenomeno mafioso ogni cittadino comune nel suo piccolo deve fare il proprio dovere. E io dopo 5 anni e varie sentenze posso dire di aver quasi vinto.

Il signor  Cali’ non vuole essere chiamato eroe, perché si definisce un cittadino comune, ma di questi tempi non è comune combattere la mafia, non è comune rimanere in silenzio, rimanere da solo, e continuare a combattere, sarà comune per lui, forse perché in fondo anche se non lo vuole ammettere lui è semplicemente un eroe. UN COMUNE EROE DI PAESE.  

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